L’ACTION PLAN SULL’ECONOMIA SOCIALE UNA VERA SVOLTA

L’Action Plan chiude la fase di riconoscimenti parziali con un riconoscimento pieno dell’economia sociale, della sua presenza più o meno marcata in tutti i settori (la “trasversalità” dell’economia sociale), della rilevanza sua economica e sociale e del potenziale ancora inesplorato. Con ciò riconoscendo, in altri termini, l’economia sociale come un diverso modo di organizzare non singole attività più o meno di nicchia, ma qualsiasi attività economica, senza al contempo negare che esistono ambiti di specializzazione

Per chi in questi anni si è impegnato per far riconoscere l’importanza del contributo effettivo e potenziale delle organizzazioni dell’economia sociale al benessere delle persone e alla sostenibilità economica, sociale e ambientale e non la loro indispensabilità in diversi settori, l’Action Plan proposto dalla Commissione Europea rappresenta al contempo sia un importante punto di arrivo, perché chiude la “fase del riconoscimento” dell’economia sociale, sia di partenza, stimolando la riflessione su come dare forza a tale riconoscimento e come di conseguenza innovare non solo le politiche di sostegno, ma anche diverse politiche sociali e regolamentative.

Per anni aveva imperato l’ideologia neoliberista, fondata sulla convinzione che i mercati siano sempre in grado di autoregolarsi e che la ricerca della massimizzazione dei da parte delle imprese comporti al contempo il massimo benessere sia individuale – riconoscendo e remunerando il merito -, sia collettivo; in tale clima culturale le organizzazioni dell’economia sociale e in particolare le cooperative erano considerate attori destinati a scomparire e sono state di conseguenza spesso incentivate a trasformarsi in imprese for profit.

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