“FILANTROPIA, PEDINA STRATEGICA PER IL RILANCIO DEL PAESE”

Felice Scalvini è stato il principale promotore e tra i fondatori di Assifero. Alla vigilia del passaggio di testimone (mercoledì 19 maggio è in programma l’assemblea elettiva), l’intervista di Vita all’Avvocato è un’occasione per ripercorrere la genesi dell’Associazione, tracciare un bilancio e guardare al futuro.

Perché nacque Assifero?
Assifero fu costituita nel 2003, dopo una prima fase preparatoria di circa un anno. Il primo presidente in verità fu Luciano Balbo, ma dopo aver accettato, quasi da subito iniziò a insistere perchè fossi io a guidare l’associazione che avevo promosso: così il testimone passò a me.
Assifero rispose all’idea di identificare uno spazio all’interno dell’universo del Terzo Settore, in quel periodo – e tutt’oggi – ancora in formazione. Ho sempre creduto che il Terzo Settore dovesse articolarsi con una pluralità di soggetti distinti e identificabili, così da assolvere diverse funzioni in una grande squadra grande, organizzata e collaborante. Così dopo vent’anni trascorsi a costruire le istituzioni e le organizzazioni della cooperazione sociale, portato dai casi della vita nella sfera delle fondazioni, mi rimisi all’opera nel costruire realtà aggreganti. Infatti ho sempre creduto nella necessità che soggetti simili sappiano riconoscersi come tali, e si qualifichino aggregandosi in associazioni di rappresentanza, servizio, tutela degli interessi. Così da costruire identità percepibile che permetta poi di sviluppare meglio la collaborazione con gli altri attori. Sono sempre stato uno strenuo fautore di quella che De Rita chiama “l’arte dell’associarsi”. In essa vedo, come già insegnava Tocqueville, uno dei fondamenti della convivenza civile e democratica e del progresso di un Paese.

In quegli anni l’attenzione era molto focalizzata sulle fondazioni bancarie…
Erano queste ad avere una grande risonanza mediatica e questo mi pareva lasciasse molto in ombra un’altra tendenza che pure stava emergendo: il fiorire e proliferare di altre fondazioni con finalità erogative. Ad esse ritenevo si dovesse proporre di costruire un’identità collettiva e una capacità di azione comune, che aumentasse e facesse crescere il loro impatto e la loro capacità di influenza.

E così avete posto le basi per fondare Assifero. Con quale identità?
Con a fianco sin dalla prima ora Stefania Mancini e con la condivisione del progetto da parte di Giuseppe Guzzetti, Presidente di Acri oltre che di Cariplo, mi dedicai alla promozione di un’associazione, partendo da un primo nucleo formato soprattutto da fondazioni lombarde. Così è nata Assifero: un piccolo cespuglio a fianco della grande quercia Acri, con da da subito l’obiettivo di arrivare a creare un polo riconoscibile in tutto il paese. Oltre che aggregare soggetti c’era bisogno di una identità definita. Per questa decidemmo di rispolverare il termine filantropia, a quel tempo un po’ desueto e con un’accezione soprattutto caritatevole. Con una deliberata operazione semantica adottammo e lanciammo il concetto di filantropia istituzionale, proponendo Assifero come suo punto di riferimento nazionale. L’operazione ha funzionato a tal punto che oggi abbiamo nel Codice del Terzo Settore il riconoscimento degli enti filantropici, cosa del tutto inimmaginabile solo 10 anni fa. Gli enti filantropici sono l’unico soggetto nuovo introdotto dal Codice del Terzo Settore: un effetto dell’accelerazione progressiva che ha avuto l’azione di Assifero. Partiti con l’iniziale supporto di Fondazione Cariplo, abbiamo poi preso a camminare sempre più spediti, ricordandoci però di non lasciare indietro nessuno. Questo perché se all’inizio la leadership deve risultare trainante, con la crescita si deve passare alla spinta degli associati. Sono loro che attraverso riflessioni, proposte, spirito e adesione associativa garantiranno all’associazione di proseguire nel cammino.

L’intervista completa su Vita.it

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