WELFARE IN AGEING, PER AIUTARE LE COMUNITÀ AD AFFRONTARE I BISOGNI DEGLI ANZIANI

La Fondazione Cariplo ha presentato un bando che mira a sostenere progetti capaci di connettere, rafforzare e/o innovare i servizi a supporto delle persone anziane e delle loro famiglie. L’intento, in una logica di platform welfare, è favorire la ricomposizione delle risorse disponibili e il coinvolgimento della comunità. La scadenza per la presentazione delle candidature è fissata al 15 settembre 2022.

Riportiamo di seguito uno stralcio dell’articolo pubblicato su Secondo Welfare a cura di Celestina Valeria De Tommaso.

Lo scorso 6 giugno, la Fondazione Cariplo ha presentato il nuovo bando “Welfare in Ageing. Potenziare le capacità delle comunità di rispondere ai bisogni degli anziani e delle loro famiglie”. Il bando, emesso dall’Area Servizi alla Persona nell’ambito dell’obiettivo strategico “Sfide demografiche. Sperimentare nuove risposte per una società che cambia”, mira a sostenere progetti capaci di connettere, rafforzare e/o innovare i servizi a supporto delle persone anziane e delle loro famiglie attraverso la ricomposizione delle risorse disponibili e il coinvolgimento della comunità. L’impostazione del bando ci pare particolarmente in linea con la logica del cosiddetto “platform welfare”, di cui abbiamo avuto modo di trattare spesso negli ultimi mesi, e crediamo sia quindi interessante approfondirla di seguito mettendone in evidenza il contesto di riferimento, gli obiettivi e i criteri.

La sfida demografica: il contesto di riferimento

L’invecchiamento della popolazione è ormai una sfida ineludibile per il nostro sistema di welfare. Il bando propone un’analisi del contesto nazionale, evidenziando almeno tre andamenti di interesse (al centro delle riflessioni di due Quaderni dell’Osservatorio di Cariplo, “L’invecchiamento in Lombardia. Tendenze demografiche e politiche per anziani non autosufficienti” e “La denatalità a Milano, Italia, Europa. Fatti, politiche, opzioni sperimentali”) e da tenere in considerazione in fase di candidatura degli interventi:

  • l’Italia è uno dei Paesi con l’aspettativa di vita più elevata al mondo: 83,6 anni, contro una speranza di vita media dei Paesi OCSE di 81 anni (Health at a Glance 2021 – OCSE);
  • si assiste ad un ulteriore calo della fecondità: nel 2019 (dati Eurostat) i figli per donna in Italia erano 1,24 contro 1,86 della Francia (Paese con il più alto tasso di fecondità in Europa);
  • l’Italia registra un livello più basso rispetto alla media dell’Unione Europea per quanto riguarda la qualità della vita residua. La speranza di vita senza limitazioni funzionali è pari a 7,8 anni per gli uomini e 7,5 per le donne, a fronte di una media europea di 9,4 anni per entrambi i sessi (dati Eurostat 2015).

La combinazione dei primi due trend ha prodotto un invecchiamento della popolazione negli ultimi trent’anni e uno squilibrio nel rapporto tra anziani e persone in età attiva. Inoltre, all’aumento del numero di anziani è seguito, negli ultimi anni, un progressivo isolamento della popolazione anziana (circa 13,8 milioni di over 65, 4,37 milioni vivono da soli e rappresentano il 7,1% circa della popolazione complessiva).

Nell’ambito lombardo, gli anziani sono circa il 22,7% della popolazione. I non autosufficienti erano nel 2019 oltre il 24% della popolazione over 65. Il modello attuale in Lombardia fa perno sulla componente socio-sanitaria e restano ancora residuali gli interventi sul fronte sociale. In Lombardia gli anziani in carico a un servizio ad afferenza sociosanitaria sono 216.194 utenti su 352.889 over 65 non autosufficienti (61,3%), la maggior parte dei quali (34,9%) tramite l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI). I servizi semiresidenziali (CDI) hanno una copertura esigua, il 2,9% degli anziani non autosufficienti. Tale modello si basa sui servizi residenziali, considerata una soluzione efficace per gli anziani altamente compromessi e nella fase terminale della loro vita.

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