VOLONTARIATO, PARTE DALL’ITALIA UNA CAMPAGNA SENZA CONFINI

Perché una mobilitazione trasnazionale per il riconoscimento del volontariato come bene immateriale dell’Unesco? Perché questo è il momento giusto per farlo: per preservare il valore formidabile della gratuità e della volontà di bene che abbiamo toccato in questi mesi. Il numero del magazine di luglio e agosto è interamente dedicato all’appello firmato da 170 personalità della società civile

Perché una campagna transnazionale per proporre all’Unesco di riconoscere il Volontariato come patrimonio (immateriale) dell’Umanità? Non vi sembri troppo assertiva l’affermazione: perché è cosa buona giusta e questo è il momento giusto per affermare come il Volontariato sia un bene comune, un patrimonio di tutte le comunità e per tutti, e in quanto tale va riconosciuto e valorizzato.

Lo ha reso evidente la pandemia e i lunghi mesi del distanziamento sociale e delle città e paesi vuoti e muti in cui solo grazie ai volontari si sono potuti tessere i fili di una relazione amicale e di aiuto. Fino a prima della pandemia si poteva ancora pensare che il volontariato fosse una dimensione del tempo del non-lavoro. Oggi ci siamo accorti di come la gratuità è una qualità del gesto che può essere propria anche dell’attività professionale, del proprio ruolo ben esercitato con una volontà buona e una volontà di bene, si aiuti un anziano o si lavori in un ospedale, si faccia la cassiera al supermercato o si insegni in una scuola. Abbiamo scoperto una cosa formidabile, cioè che la cura di noi stessi è cura d’altri e la cura d’altri è cura di noi stessi.

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