UN MEMO PER DRAGHI, IL TERZO SETTORE RISERVA PREZIOSA DELLA REPUBBLICA

È tempo di una classe dirigente capace di perseguire il bene comune. Il Terzo settore è fatto da uomini e donne allenati a perseguire il bene comune e a comporre interessi diversi guardando ai più fragili e a chi ha più bisogno. Dal Terzo settore la chance di una nuova leadership?

«Le democrazie si reggono se ed in quanto ci si affida in primo luogo a se stessi, alla propria disponibilità ad essere cittadini attivi, a concorrere comunque al miglior esercizio delle funzioni pubbliche. Esse non offrono appagamenti, offrono spazi, opportunità, percorsi che dobbiamo fare. E se pochi occupano gli spazi, raccolgono le opportunità, si cimentano nei percorsi, la democrazia non sarà più sé stessa», così ragiona il Vicepresidente della Corte Costituzionale Giuliano Amato, una lunga carriera politica alle spalle. Lo fa sulla rivista della Pontificia Facoltà di Scienze dell’educazione “Auxilum” in forma di saggio e in breve su 7 il settimanale del Corriere della sera in un dialogo con Dario Di Vico.

Per il futuro delle nostre democrazie in crisi, continua Amato: «Ciò che conta è che questa partecipazione ci sia e che ci sia come attenzione alla cosa pubblica esercitata – sia chiaro – nelle forme più diverse, non necessariamente in quelle proprie della politica o delle funzioni pubbliche, ma anche attraverso la vita associativa. La democrazia non c’è senza coesione sociale».

E ne conclude «Oggi il problema è fornire classi dirigenti politiche a un Paese che non ha più serbatoi da cui attingere. Nel volontariato, invece, ci sono milioni di persone che si occupano quotidianamente dell’interesse collettivo. E allora è tempo che il Terzo settore la smetta di lamentarsi della mediocrità del ceto politico e dica “Tocca a noi”».

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