“TOURISM FOR INCLUSIVE GROWTH”, LA GIORNATA MONDIALE DEL TURISMO PER L’INCLUSIONE SOCIALE, IL SUPERAMENTO DELLE DISEGUAGLIANZE E IL COINVOLGIMENTO DELLA COMUNITÀ

Emanuela Gasca di AgCult in dialogo con Alessandra Priante, Regional Director for Europe dell’Organizzazione Mondiale del Turismo.

Lo scorso 27 settembre si è svolta la Giornata Mondiale del Turismo – identificata con l’hashtag #WTD21 – che, con all’attivo oltre 40 edizioni, propone annualmente alcune sfide su cui riflettere che rappresentano temi significativi e di stretta attualità per il settore del turismo.

L’iniziativa nasce infatti nel 1980 – su iniziativa dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite – per promuovere lo sviluppo di un turismo sostenibile e consapevole. Questa data è stata scelta vista la coincidenza con un’importante pietra miliare del turismo mondiale: il decimo anniversario dell’adozione degli statuti dell’UNWTO – World Tourism Organization – il 27 settembre 1970.

In questo quadro la scelta di questo giorno specifico è particolarmente significativa anche perché arriva alla fine dell’alta stagione nell’emisfero nord e all’inizio della stagione nell’emisfero sud (UNWTO, 2021).

Negli anni sono stati affrontati temi di stretta attualità per il periodo storico in essere e, allo stesso tempo, di carattere fortemente trasversale perché, oltre che a suggerire riflessioni inerenti gli scenari dell’ambito turistico, hanno proposto opportunità di pensiero che spaziavano anche in altri ambiti.

Dallo sviluppo rurale, al capacity building per competenze specifiche, al coinvolgimento della cittadinanza, alla valorizzazione delle eccellenze territoriali, la WTD, si è dimostrata essere quindi negli anni una occasione preziosa di confronto, dibattito, presa di coscienza, coinvolgimento e empowerment degli operatori e delle comunità (l’excursus storico dei diversi temi della WTD è disponibile qui).

Nel 2021 la WTD ha come claim “Tourism for Inclusive Growth”, un tema di stretta attualità legato al concetto di inclusione come elemento imprescindibile per ridurre le disuguaglianze e far fronte alle fragilità delle comunità accentuate dalla pandemia.

L’impatto del turismo sull’economia, sulla società e sull’ambiente è stato un tema chiave per le comunità nazionali e internazionali, per molto tempo, anche prima dell’avvento degli SDGs.

In questo quadro l’UNWTO ha lavorato negli anni in stretta collaborazione con le sue agenzie partner nel sistema delle Nazioni Unite, con il settore privato e con altri stakeholder – che a vario titolo si occupano di turismo – per promuovere un turismo sostenibile e responsabile attraverso numerose iniziative e strumenti verso la valorizzazione di principi come l’inclusione, lo sviluppo sostenibile, il coinvolgimento dei territori e il superamento delle disuguaglianze.

È il caso per esempio del “Codice Etico Globale per il Turismo” (GCET) che, elaborato già nel 1997 grazie alla concertazione tra più di 70 Stati, è uno dei primi documenti che si sviluppa come un insieme di principi il cui scopo è quello di guidare le parti interessate allo sviluppo sostenibile ed etico del turismo.

L’iniziativa “Turismo sostenibile: strumento di eliminazione della povertà” (ST-EP), lanciata anni dopo dall’UNWTO e dalla Conferenza delle Nazioni Unite su Commercio e Sviluppo (UNCTAD), riconosceva invece il ruolo del turismo nel processo di riduzione della povertà facendo appello alla comunità internazionale perché venisse fornita l’assistenza tecnica necessaria all’implementazione di forme di turismo sostenibile nei Paesi in via di sviluppo.

Ancora la Rete Internazionale di Osservatori per il Turismo Sostenibile (INSTO) è un network di organizzazioni che si impegnano nel monitoraggio degli impatti del turismo non solo a livello economico e ambientale, ma anche dal punto di vista sociale attraverso la ricerca e l’elaborazione di dati quali quantitativi.

Una serie di iniziative queste che, pur essendo ciascuna focalizzata su obiettivi strategici specifici, ha evidenziato come la politica pubblica debba ancora sviluppare percorsi e processi solidi volti a garantire una sostenibilità del settore turistico nei diversi ambiti di applicazione (UNWTO 2021), volgendo i propri sforzi verso politiche di inclusione e accessibilità che da un lato sostengano con gli operatori del mondo dell’offerta e, dall’altro, pongano al centro la figura del visitatore mettendo al primo posto i suoi bisogni specifici.

Ecco che il ruolo degli SDGs risulta qui pregnante per definire orientamenti strategici globali nel settore del turismo che poi possano essere adottati dagli Sati e sviluppati attraverso politiche attentamente progettate che possano accompagnare i territori al raggiungimento degli SDGs stessi.

Una delle milestone del processo è che le iniziative così sviluppate vengano poi raccolte nelle revisioni nazionali volontarie (VNR), che guardando alla condivisione delle esperienze e al rafforzamento delle politiche, mirino ad un’azione di networking per la costituzione di partenariati di più stakeholder per l’attuazione degli SDGs.

Ecco quindi che il cambio di passo che gli SDGs propongono non riguarda solamente un tema di contenuto, ma anche di processo in cui l’inclusione, il superamento delle fragilità e della povertà, e la crescita sostenibile possano essere il volano per l’inizio di un percorso di concertazione che dovrebbe poi riguardare tutte le comunità e i soggetti che operano nel settore.

L’artcilo completo su agcult.it

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