SERVIZIO CIVILE, TRE SFIDE PER LA MINISTRA DADONE

Nel Pnrr ci sono 710 milioni di euro sul servizio civile, di cui 60 per il nuovo servizio civile digitale. Ma a quali condizioni il Pnrr permetterà finalmente al servizio civile di essere universale? Ecco le tre responsabilità politiche per la ministra Dadone e tre sfide per gli enti. L’intervento di Licio Palazzini, Presidente CNESC, su VITA.

Col Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) possiamo finalmente rendere il servizio civile universale, davvero universale. Ovvero aperto a tutti i ragazzi (di entrambi i sessi, italiani, cittadini UE e stranieri residenti) fra i 18 e i 28 anni che ne fanno richiesta. Sembra un controsenso, visto il nome dell’istituto, ma ad oggi non è così. Il servizio civile è ancora un “privilegio” per pochi.

Questa bella istituzione italiana ha sostenuto nel corso dei decenni passati la crescita di impatto sociale ed economico del Terzo Settore, inclusa l’alimentazione e il rinnovamento dei volontari. In particolare dal marzo dello scorso anno ha contribuito, in modo spesso determinante, a dare continuità nei territori alle attività delle organizzazioni e ha permesso loro di adeguarsi velocemente ai nuovi bisogni. La presenza quotidiana di migliaia di operatori volontari è stata un esempio di impegno civico e di difesa civile delle comunità dal virus, dimostrando che i giovani sono disponibili a impegnarsi quando ci sono organizzazioni che propongono loro attività motivanti. Adesso con il Pnrr si tratta di uscire dalla fase sanitaria della pandemia con assetti sociali, economici, culturali, istituzionali che ci preparino ad affrontare le tre transizioni (sociale, ecologica, digitale) da cui dipende il futuro del Pianeta.

La piena valorizzazione dell’impianto della riforma del Terzo settore e del servizio civile datata 2016 può incrementare l’effetto positivo che già oggi le centinaia di programmi e progetti in cui sono impegnati i giovani generano nelle politiche di cura delle persone, dell’ambiente, del territorio, dei beni culturali, di promozione culturale e di educazione all’impegno civico, di sostegno alla cooperazione allo sviluppo. Nello stesso tempo le spinte alla costruzione del futuro giusto e umano con le transizioni ecologica, digitale, sociale introducono una spinta all’innovazione e all’ampliamento dei settori di intervento, come alla innovazione di pratiche organizzative a volte ingessate e burocratiche, generate dalla normativa pubblica di settore.

A fronte di queste opportunità, nel concreto, quali sono le condizioni che possono rendere possibile questo successo?

L’articolo completo su Vita.it

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