RIPARTIRE DALLA NATURA: UN’OPZIONE PRESENTE PER ADATTARSI AL CLIMA FUTURO

Mitigare la crisi climatica, ma anche prepararsi all’inevitabile. Secondo l’Adaptation gap report occorre agire con urgenza, altrimenti i costi potrebbero arrivare a 500 miliardi all’anno a metà secolo. La situazione in Italia.

2145. Londra è diventata un’immensa palude, invasa da vegetazioni lussureggianti e lagune salmastre. Pochi edifici sono riusciti a resistere all’allagamento e si innalzano al di sopra della giungla come monoliti grigi. I cittadini vivono in questi palazzi, preda di pipistrelli, serpenti, iguane. Le calotte polari si sono fuse, causando l’innalzamento del livello delle acque di tutto il mondo. Il Mediterraneo è un sistema di laghi, mentre la Gran Bretagna si è unita alla Francia e i Caraibi sono un deserto di sale. La popolazione mondiale sta a poco a poco migrando verso i Poli.

Questo è lo scenario descritto da James Ballard, romanziere fantascientifico tra i più influenti della seconda metà del Novecento, nel suo romanzo Il mondo sommerso (1962), versione ampliata di un racconto precedentemente comparso sulla rivista Science Fiction Adventures. La condizione globale sopramenzionata è stata generata da violente tempeste solari, che hanno diminuito l’attrazione gravitazionale della Terra sugli strati esterni della ionosfera, assottigliando le barriere terrestri contro le radiazioni solari e generando un effetto serra disastroso. Questo romanzo può essere letto secondo più chiavi interpretative, prima fra tutte quella più genuinamente catastrofico-apocalittica, che vede l’uomo vittima di forze naturali ritortesi contro di lui. Questa lettura, per ora, ci basta per rintracciare un elemento rilevante: la Londra del Mondo sommerso, sepolta dall’acqua, è una città priva di misure di adattamento.

Ma come si comporterebbero, a oggi, le nostre metropoli (e non solo), di fronte a una minaccia di questo tipo?

Secondo l’Adaptation gap report 2020, pubblicato dal Programma delle Nazioni unite per l’ambiente (Unep), a causa dell’aumento della temperatura e l’intensificazione degli impatti del surriscaldamento globale, le nazioni devono urgentemente applicare misure di adattamento alle nuove temperature. “La dura verità è che il cambiamento climatico è alle porte”, ha detto Inger Andersen, direttore esecutivo dell’Unep. “I suoi impatti si intensificheranno e colpiranno più duramente Paesi e comunità vulnerabili, anche se gli obiettivi dell’Accordo di Parigi verranno raggiunti e il riscaldamento globale sarà mantenuto al di sotto dei due gradi o intorno agli 1,5°C”.

Le misure di adattamento, in breve, mirano a ridurre la vulnerabilità dei Paesi rispetto agli effetti nocivi del cambiamento climatico (come l’innalzamento del livello del mare, gli eventi meteorologici estremi o l’insicurezza alimentare) aumentando la capacità di assorbire gli impatti e “adattando”, per l’appunto, la nostra quotidianità a un clima che cambia (sfruttando anche eventuali benefici associati al surriscaldamento, come stagioni di crescita più lunghe). Queste azioni differiscono da quelle di mitigazione, che si concentrano invece sulle misure necessarie per ridurre i gas serra nell’atmosfera. Il decremento delle emissioni, però, come rileva il rapporto, non sarà sufficiente a garantire la sicurezza contro gli eventi metereologici estremi, motivo per cui le misure di adattamento costituiscono un pilastro fondante delle politiche climatiche future. “L’impatto del mancato investimento sarà molto grave, e i più poveri del mondo pagheranno il prezzo più alto, perché saranno maggiormente esposti alle conseguenze del riscaldamento globale” ha affermato Inger Andersen.

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