RIALLACCIARE IL RAPPORTO TRA SCUOLA E TERRITORIO: IL RUOLO DELLE COMUNITÀ EDUCANTI

La costruzione di legami solidi tra famiglie, istituzioni, Enti locali e Terzo Settore è un processo fondamentale per potenziare l’offerta educativa e per offrire nuove opportunità ai giovani a seguito della pandemia. Se ne parla su Rivista Solidea, pubblicato da Secondo Welfare, analizzando il ruolo delle comunità educanti.

L’Italia investe poco in politiche educative: nel nostro Paese solo l’8,2% della spesa pubblica finanzia l’istruzione, contro il 9,9% della media europea. La scarsa attenzione al settore educativo può essere considerata uno dei fattori che acuiscono i problemi della scuola italiana, quali il basso livello di competenze degli studenti e gli alti tassi di dispersione scolastica. Non solo: diversi studi (ad esempio quello di Ciarini e Gianicola del 2016) suggeriscono che la scuola italiana non sia in grado di contribuire alla mobilità intergenerazionale, perché tende a riprodurre le diseguaglianze sociali di partenza. Le difficoltà degli studenti si trasferiscono poi nel mondo del lavoro, dando origine a fenomeni come l’aumento dei NEET, che secondo le stime di Eurostat sono più di 2 milioni in Italia, facendo di noi il Paese europeo con più giovani che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione.

La pandemia ha accentuato questi problemi strutturali, ora divenuti emergenziali a causa dell’incostanza nell’apertura degli istituti scolastici. Durante la prima fase di lockdown, il Piano scuola 2020-2021 ha cercato di arginare il problema promuovendo la collaborazione della scuola con enti locali, associazioni di volontariato, Terzo Settore e società civile (i cosiddetti Patti educativi di comunità). L’intento era, da una parte, sostenere gli istituti nell’arricchimento dell’offerta formativa tramite la messa a disposizione di spazi alternativi alla scuola e, dall’altra, “fornire unitarietà di visione a un progetto organizzativo, pedagogico e didattico legato anche alle specificità e alle opportunità territoriali”.

L’emergenza pandemica ha quindi fornito l’occasione di ristabilire, nel dibattito sulle politiche educative, la centralità della comunità educante: l’idea, cioè, che la scuola debba essere integrata nella comunità, garantendo ai giovani la possibilità di sperimentare l’emancipazione e il pluralismo che derivano dalla partecipazione democratica sul territorio e, allo stesso tempo, che sia la comunità stessa a farsi promotrice di iniziative educative.

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