RECOVERY PLAN ITALIANO: L’ANALISI DI DUEGRADI

Il 26 Aprile, l’Italia ha pubblicato la versione definitiva (poi sottoposta e approvata dalla Commissione Europea) del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, anche noto come Recovery Plan. 

Perché è così importante? Perché, quantomeno nelle intenzioni, è il Piano che vorrebbe far ripartire l’Italia dopo la pandemia, e per trasformare la sua economia in modo da renderla più pronta alle sfide del secolo – prima tra tutte la crisi ecologica

La domanda sorge quindi spontanea: il Piano è sufficientemente ambizioso per attuare questa trasformazione radicale, ed in particolare per dare il La alla transizione ecologica in Italia? La risposta breve: no. Ma proviamo ad andare con ordine. 

Come “funziona” il Recovery plan?

Cominciamo dalle basi: il Recovery plan è finanziato, in buona parte, da risorse stanziate dall’Unione Europea, nell’ambito del pacchetto “Next Generation EU”. 

L’Italia può ora accedere a (parte di) queste risorse europee, dato che il Piano è stato essere approvato dall’Unione Europea. Ad oggi, la Commissione Europea sta esaminando i vari piani presentati dai paesi membri dell’UE. 

Ogni Piano deve infatti rispettare diversi “paletti”. A livello ambientale, ci sono tre linee guida fondamentali da tenere a mente: 

Il 37% dei fondi UE deve essere destinato all’azione climatica

I parametri che definiscono quali progetti siano classificabili come “azione climatica” sono contenuti all’interno della legislazione europea sul Recovery plan.

Il rispetto del principio del “do no significant harm”

Nessun progetto finanziato all’interno del piano deve arrecare “danni significativi” all’ambiente. In pratica, tutte le voci del piano (e quindi non solo quelle climatiche) non devono danneggiare i sei obiettivi ambientali definiti dalla Commissione Europea: mitigazione e adattamento al cambiamento climatico; protezione delle acque e delle risorse marine, transizione verso un’economia circolare; prevenzione e riduzione dell’inquinamento; protezione e ripristino della biodiversità.

L’articolo completo su duegradi.eu

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