LO SVILUPPO SOSTENIBILE OCCUPA UNO SPAZIO CRESCENTE NEL DIBATTITO POLITICO

L’ambiente nella Costituzione, le drastiche scelte per la transizione ecologica, l’impegno per la biodiversità: il futuro è arrivato anche in Italia. Ma le resistenze non si superano senza il consenso dell’opinione pubblica.  

Ci vorrà almeno un anno, nonostante l’ampio accordo politico, perché le procedure di cambiamento della Costituzione sono lunghe, ma è straordinariamente importante che l’emendamento alla nostra Carta che guarda alle nuove generazioni sia stato finalmente incardinato nel processo legislativo.

La battaglia per introdurre lo sviluppo sostenibile in Costituzione era stata avviata dall’allora portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini subito dopo la creazione dell’ASviS cinque anni fa, e giustamente l’attuale presidente e portavoce Pierluigi Stefanini ha sottolineato che si tratta di una grande vittoria dell’Alleanza. Stefanini ha però ribadito che si tratta di “un primo passo nella direzione giusta”, non soltanto perché l’iter delle riforme costituzionali è lungo e complesso, ma anche perché il testo approvato fa riferimento “all’interesse delle future generazioni” soltanto in rapporto alla tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi. Le proposte portate avanti dall’ASviS in questi anni puntavano all’introduzione nella Carta dello “sviluppo sostenibile”, un concetto più ampio, ben definito dai 17 Obiettivi dell’Agenda 2030. Inserire la tutela dello sviluppo sostenibile in Costituzione renderebbe incostituzionali non solo le norme che danneggiano l’ambiente, ma anche quelle che peggiorano la sostenibilità sociale, per esempio accentuando le disuguaglianze o scaricando sul futuro oneri finanziari immotivati. Non a caso, le cronache dei giornali sull’emendamento approvato hanno messo l’accento più sulla tutela degli animali, peraltro sacrosanta, che su quella delle nuove generazioni.

In ogni caso, in Senato si è registrato un quasi unanime accordo, segno che qualcosa si sta muovendo anche nel nostro Paese, dove l’attenzione ai temi ambientali è stata finora certamente inferiore rispetto ad altri Stati europei, come per esempio la Germania. Ma sarebbe un grave errore pensare che la generale concordanza riscontrata sull’emendamento costituzionale riveli un effettivo consenso sui tempi e i modi della transizione ecologica. Su questi temi infatti la battaglia è soltanto agli inizi e in questi giorni ne abbiamo avuto le prime avvisaglie.  

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