L’INNOVAZIONE COME RIMEDIO

Su La Repubblica del 20 luglio 2021, l’articolo di Mario Calderini, PhD in Economics presso l’University of Manchester, Professore Ordinario presso il Politecnico di Milano, School of Management, direttore dell’Alta Scuola Politecnica e di Tiresia.

Mario Caldinerini è il Consigliere del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca per le politiche di ricerca e innovazione ed è sherpa del Governo per la Presidenza Italiana del G7.

Abbiamo ricevuto nei giorni scorsi un duro promemoria sull’urgenza di prenderci cura in modo serio del pianeta e delle persone che lo abitano. La contiguità tra prosperità e devastazione nei villaggi tedeschi inondati è il segnale d’allarme definitivo, perché ci impedisce di rifugiarci nell’idea che la sfida della sostenibilità riguardi altro e altri. Negli stessi giorni, il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, ricordando i rischi di norme europee troppo stringenti per la Motor valley emiliana, ha riproposto il dibattito tra transizione green e costi sociali, ponendo l’accento sulla necessità di trovare un punto di equilibrio, soprattutto nei tempi, tra regolazione verde e impatto sociale, tra tutela del pianeta e equità. Il riferimento del ministro era al pacchetto “Fit for 55”, lanciato dalla Commissione Europea qualche giorno fa verso l’obiettivo delle emissioni nette zero per il 2050. Pacchetto che, immediatamente, ha riaperto il dibattito sulla sua compatibilità con il principio della “just transition” sul quale si fonda il Green Deal europeo.

In una settimana, due promemoria per due problemi: le sfide della sostenibilità sono urgentissime e siamo ancora impreparati ad affrontarle in modo sistemico, bilanciando transizione sociale ed ecologica. La tensione, quando non rivalità, tra inclusione, disuguaglianze e obiettivi ambientali è stata troppo a lungo l’elefante nella stanza. È illusorio pensare che si possa affrontare la transizione senza accettare l’evidenza che, frequentemente, il vettore della transizione ecologica e quello della transizione giusta non siano allineati e concorrenti, almeno nel breve periodo. Una parte importante del buon esito della transizione è affidata alla volontà di istituzioni, imprese e finanza di muoversi all’interno di un sistema di obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) e di metriche ESG (Environment, Social, Governante) che definiscono il quadro generale entro il quale vengono prese da pubblico e privati decisioni da triliardi di dollari ogni anno. Purtroppo, le metriche non sono neutre e proprio nella grammatica ESG si nascondono tutti i difetti e i pericoli di una transizione non equilibrata.

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