LINEE GUIDA SUL RAPPORTO TRA PA ED ENTI DEL TERZO SETTORE


È tempo di crederci. Con l’adozione, da parte del Ministro del lavoro e delle politiche sociali del decreto n. 72 del 31 marzo 2021, contenente le attese Linee guida sul rapporto tra Pubbliche amministrazioni ed Enti del Terzo settore (ETS), si suggella in modo completo e definitivo un percorso a ostacoli e, verrebbe da dire, al cardiopalma, per chi vi era coinvolto operativamente. Stiamo parlando dei cosiddetti “istituti collaborativi” già salutati dalla Corte costituzionale con la storica sentenza n. 131 del maggio 2020 come “una delle più significative attuazioni del principio di sussidiarietà orizzontale valorizzato dall’art. 118 quarto comma Cost.” ed ai quali ora è di fatto spianata la strada della piena operatività, argomento su cui abbiamo anche recentemente riflettuto.

Co-programmazione, co-progettazione e accreditamento, ma anche le convenzioni con APS e associazioni di volontariato o quelle per il servizio di trasporto sanitario di emergenza e urgenza, previsti dal Codice del Terzo Settore beneficiano adesso di descrizioni anche puntuali degli aspetti procedurali ma, soprattutto, di un inquadramento di senso che assume più volte nel documento quasi il significato di una summa del percorso sin qui svolto e che forse vale la pena di ripercorrere per dare un senso compiuto alla dimensione attuale.

Dopo il parere del Consiglio di Stato del 2018 (n. 2052 del 20.08.2018), che sollevava forti riserve sulla possibilità per la PA di ricorrere ai sopra richiamati istituti del Codice del Terzo settore quantomeno laddove fossero previste relazioni economiche con questi enti, privilegiando, secondo una propria interpretazione del diritto euro unitario, l’utilizzo di appalti, l’anno successivo è lo stesso Consiglio di Stato, con la Sezione consultiva per gli atti normativi, ad affermare che gli istituti disciplinati dal Codice del Terzo settore non rientrano nel campo di operatività delle linee guida ANAC (Sez. atti norm., n. 3235/2019), innovando una posizione che aveva destato non pochi clamori e iniziative di sensibilizzazione sul tema dell’amministrazione condivisa.

Ma è stato il 2020 l’anno della svolta. Gli addetti ai lavori hanno salutato la sentenza della Corte costituzionale 131 del 20 maggio 2020 come la definitiva chiave con cui sdoganare la discrezionalità della Pubblica amministrazione nella scelta di approcciarsi, in modo libero ed alternativo, all’erogazione dei servizi attraverso appalti e concessioni o attraverso modalità collaborative, assoggettate, ben s’intende, alla disciplina della L. 241/1990. La Corte Costituzionale, nel giudizio di legittimità costituzionale riguardante la normativa regionale della Regione Umbria sulle cooperative di comunità, precisa che l’art. 55 CTS costituisce una possibile applicazione del principio costituzionale di sussidiarietà orizzontale (art. 118, Cost.), «strutturando e ampliando una prospettiva che era già stata prefigurata, ma limitatamente a interventi innovativi e sperimentali in ambito sociale (…)». Insomma quel che l’attuazione della L 328/2000 portava già in nuce in termini sperimentali ed innovativi ora è consolidato e fondamento per la piena realizzazione di uno degli articoli del dettato costituzionale.

L’anno 2020 è stato anche l’epoca della pandemia, in cui si registrano altri due importanti passaggi: la previsione dell’istituto della co-progettazione invocato nel DPCM Cura Italia per far fronte alla necessità di garantire servizi alla persona di natura delicatissima in pieno lock down (che per la verità ha colto molte amministrazioni in modo spiazzante) e l’introduzione, nel Codice dei contratti, con la conversione in legge del cosiddetto Decreto semplificazioni (D.L. 16 luglio 2020, n. 76, convertito con Legge n. 120/2020) di modifiche chiaramente dirette a realizzare un coordinamento legislativo tra Codice dei contratti pubblici stesso e Codice del terzo settore, sancendone la rispettiva autonomia.

CONTINUA A LEGGERE LA NOTIZIA DIRETTAMENTE DALLA FONTE (Welforum)

Share: