L’EUROPA SI SCOPRE PIÙ POVERA, CRESCE L’ALLARME SOCIALE. E L’ITALIA COSA FA?

In nove Paesi Ue crescono gli indigenti e si allarga la forbice rispetto ai «ricchi». In Italia oltre 5,6 milioni di persone colpite, è il dato più alto dal 2005. I soldi del Pnrr (e altri 14,5 miliardi in arrivo) serviranno solo se creano lavoro. L‘articolo di Paola Riva su Corriere Buone Notizie.

Con la pandemia la povertà in Europa è tornare a crescere. Il Covid-19 ha creato vecchi e nuovi indigenti cui la ripresa, fortemente sostenuta dall’Ue, dovrà dare risposte. «La pandemia – dice Sabrina Iannazzone della Rete europea contro la povertà – ha evidenziato il declino del modello dello Stato sociale attaccato durante la precedente crisi, quando l’austerità ha colmato i grandi deficit pubblici». A pagarne il prezzo maggiore sono lavoratori indipendenti e atipici, bambini vulnerabili, famiglie a basso reddito, rom e cittadini stranieri.

Secondo Eurostat il rischio di povertà, nel 2020, è aumentato in almeno nove Stati europei. L’Italia è uno di questi: lo scorso anno le persone in povertà assoluta sono salite a 5,6 milioni, il dato più alto dal 2005. «La tendenza sembra essere una forbice che si apre sempre più», riflette don Marco Pagniello di Caritas Italiana. «Da una parte – prosegue – c’è chi ha resistito alla pandemia, trovando anche maggiori opportunità. Dall’altra, chi è scivolato dal ceto medio in povertà». In questo contesto, a maggio, i capi di Stato e governo europei hanno firmato la dichiarazione di Porto, per un’Ue più attenta alle questioni sociali. Tra gli obiettivi da raggiungere entro il 2030 c’è anche una diminuzione di almeno 15 milioni di persone tra quelle a rischio povertà.

Il grafico – Povertà, i dati e i contributi UE

È un traguardo ambizioso perché già prima della pandemia erano più di 92 milioni e perché la dimensione sociale dell’Unione è sempre stata meno forte di quella economico-finanziaria, per la quale le istituzioni comunitarie hanno maggiori competenze. Eppure, spiega l’analista dell’European Policy Centre Laura Rayner, «nonostante le sue limitazioni sulla politica sociale ci sono molti altri modi in cui l’Ue può contribuire a ridurre la povertà: oltre a fissare degli obiettivi, attraverso i flussi di finanziamento può indirizzare gli Stati membri a spendere su questioni che ritiene necessarie».

L’articolo completo su Corriere Buone Notizie.

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