LAVORO: ATTENTA EUROPA, NON BASTA LA QUANTITÁ

Uno degli obiettivi fissati dalla UE al summit di Porto riguarda l’occupazione: entro il 2030 almeno il 78% della popolazione europea tra i 20 e i 64 anni dovrà avere un lavoro. Ma dietro a medie e percentuali ci sono questioni complesse che occorre conoscere per evitare di sottovalutare questo tema strategico per il futuro dell’Unione. Ne parla Paolo Riva nella seconda puntata di #EuropaSociale su secondowelfare.it.

Un’occupazione per poco meno di otto adulti su dieci in età da lavoro. La dimensione sociale dell’Unione Europea passa innanzitutto da qui. O, almeno, così hanno deciso i leader dei 27 Paesi UE, firmando la dichiarazione di Porto – di cui abbiamo parlato nella prima puntata di #EuropaSociale, e dando il loro sostegno al Piano d’azione sul pilastro europeo dei diritti sociali. Al suo interno, il primo traguardo al 2030 riguarda proprio l’occupazione: entro quella data almeno il 78% della popolazione tra i 20 e i 64 anni dovrà avere un lavoro.

“Questo obiettivo si inserisce nell’ambito di una ripresa post Covid-19 che deve essere capace di creare occupazione. È un’idea su cui c’è un consenso diffuso”, sostiene Silvia Rainone, ricercatrice dello European Trade Union Institute – ETUI. “È una sfida ambiziosa che richiede un investimento economico e politico conseguente”.

Già con la strategia Europa 2020, l’Ue si era impegnata in questo ambito, ma senza raggiungere quanto si era proposta: a fronte di un obiettivo del 75% di occupati, nel 2019 ha superato quota 73, salvo poi scendere al 72 nel 2020 a causa della pandemia. Ora i 27 hanno deciso di riprovarci in un contesto completamente diverso da quello di un decennio fa. Perché a fare la differenza potrebbero essere le risorse comunitarie, soprattutto quelle di Next Generation EU. 

L’articolo completo su Percorsi di secondo welfare

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