IL LAVORO SOCIALE, TRA FATICHE OPPORTUNITÀ 

La voce del sociale di oggi è la voce di chi oggi lavora nei servizi, che si racconta agli amici, ai parenti, che racconta le fragilità e le incoerenze dei nostri mondi. È chiaro che meno gli operatori sono curati e valorizzati nei loro percorsi professionali, accompagnati al lavoro dalle varie organizzazioni e meno saranno capaci di esprimere una narrazione del sociale costruttiva, evolutiva e attraente. Quindi la domanda è “cosa dicono oggi gli operatori del lavoro nel sociale”?

Partiamo dagli elementi del lavoro sociale che si sono sostanzialmente modificati e stanno influenzando negativamente la voglia di approdare alle nostre professioni. C’è un cambio di cultura nell’operatore sociale. Negli anni Ottanta, quando molti degli attuali operatori sociali oggi alle soglie della pensione hanno iniziato a lavorare, vi era la sensazione di lavorare in un ambito di grandi trasformazioni: si attuava la deistituzionalizzazione dei servizi intrapresa a partire dal decennio precedente, si scopriva che gli interventi potevano essere personalizzati, la cooperazione sociale cresceva in modo sostenuto, venivano inventati nuovi servizi.

Non vi è bisogno di argomentare più di tanto quanto sia difficile che un operatore sociale oggi avverta le stesse sensazioni di trovarsi protagonista di una stagione di cambiamento. I servizi, burocratizzati e definanziati, sono spesso evoluti in logica riparativa ed emergenziale, i lavoratori sono retrocessi da protagonisti all’anonimo ruolo di ingranaggi in una macchina di cui difficilmente possono contribuire a definire la direzione. Possono accendersi talvolta delle luci mediatiche positive, come nel caso degli infermieri divenuti eroi in epoca di Covid o per altre temporanee enfasi comunicative su storie vendibili ai media, ma si tratta di fenomeni di breve durata, dopo i quali si ritorna nell’invisibilità o, peggio, ad essere coinvolti in polemiche politiche che svalutano e denigrano apertamente il lavoro sociale, come nel caso dei servizi rivolti a migranti.

L’editoriale di Georges Tabacchi nell’ultimo numero di Impresa Sociale