I CUSTODI DELLA BELLEZZA: UN LIBRO PER “USCIRNE MIGLIORI”

Recensione a cura di Felice Scalvini.

Prendersi cura dei beni comuni. Un patto per l’Italia fra cittadini e istituzioni.

Gregorio Arena rappresenta una figura particolarissima di studioso militante. Di una militanza non riferita a parti politiche o ideologiche, bensì legata alla potenzialità di trasformazione sociale delle idee convinzioni di carattere scientifico e dottrinario, che, messe a fuoco nel corso di una brillante carriera universitaria, si sono poi trasformate in un sacro fuoco. Da qui la scelta di abbandonare le cattedre degli atenei per mettersi on the road – come uno dei miti della sua e nostra giovinezza – lungo le contrade di questo nostro paese. Così, partendo da una intuizione, poi elaborata e validata teoricamente, si è immerso nell’agone applicativo fatto di scelte politiche, norme attuative, regolamenti e soprattutto centinaia e centinaia di persone da incontraresensibilizzare e motivare, in un’opera di crescita diffusa di consapevolezza e azione civica. Tutto in funzione dell’obiettivo di rendere operative le sue ipotesi, poterle verificare e, se necessario, adattare, così da trovare punti d’equilibrio teorici soluzioni pratiche ancora più evolute e puntuali.
La sua ultima fatica editoriale “I Custodi della bellezza” è la ricostruzione di questo percorso, caratterizzato da una permanente spinta, ad un tempo intellettuale e operativa, finalizzata agenerare un cambiamento dentro la società e le istituzioni. Dunque, nel senso più alto e nobile, un’azione politica. Perché è soprattutto questo che emerge, percorrendo, pagina dopo pagina, le tappe di una storia sempre consequenziale: la volontà di promuovere la costruzione di una polis caratterizzata da cittadini che ne siano responsabili, che ad essa sappiano dedicarsi, che, in ultima istanza, la sappiano amare.

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