DOPO IL COVID-19… RITORNO A UNA NUOVA NORMALITÀ

La riflessione di Filippo Giorgi, Climatologo Premio Nobel per la pace 2007 come membro dell’IPCC , Maurizio Fermeglia Università di Trieste e Alessandro Massi Pavan Università di Trieste pubblicata sul il Piccolo il 21/04/2020

Esistono un mondo prima e un mondo dopo la crisi pandemica del Coronavirus COVID-19. Per le nostre generazioni, che non hanno vissuto la guerra in prima persona, questa crisi è un punto di svolta senza precedenti. Non è solo una crisi epidemiologica e sanitaria, ma anche, e forse soprattutto, una crisi economica e sociale, che ha drammaticamente messo in evidenza le vulnerabilità della struttura socioeconomica su cui si fonda la nostra società. Molti dicono che ci vorrà tempo prima di tornare a una vita normale, a una vita “come prima”. Ma è davvero questo quello che vogliamo? Oppure si può utilizzare questo punto di svolta, questa ripartenza, per costruire un mondo migliore?

Già nel 1912 il triestino Giacomo CIamician aveva raccontato al mondo che “ … se alla civiltà del carbone, nera e nervosa dell’epoca nostra dovesse far seguito una civiltà più tranquilla basata sull’uso dell’energia solare non sarebbe male per il progresso e la felicità umana”. Più recentemente nel 2009 John Beddington aveva predetto per il 2030 la tempesta perfetta di eventi globali dovuta alla scarsità di acqua, cibo ed energia, mescolati a un livello di inquinamento insostenibile.

Il pianeta è ancora attanagliato dalla crisi pandemica, con miliardi di persone chiuse in casa, e con attività di ogni tipo ancora ferme. Stiamo attraversando una delle crisi economiche più gravi e dirompenti della storia, che probabilmente avrà ripercussioni

drammatiche sulla vita di molti per anni a venire. Però si comincia a intravedere la cosiddetta “luce alla fine del tunnel”, almeno nei Paesi che hanno avuto il coraggio, la tenacia e la coscienza civile di seguire, spesso con enormi sacrifici, le indicazioni della comunità scientifica sull’unica arma che oggi abbiamo per combattere il virus, e cioè il distanziamento sociale. Uno di questi Paesi, uno dei primi e dei più coraggiosi, infatti, è l’Italia. Cominciamo a parlare di ripartenza, di quante centinaia, forse migliaia, di miliardi saranno necessari a far ripartire l’economia. Ma come saranno spesi questi miliardi? Rifaremo gli stessi errori che sono stati alla base della crisi in atto, o quantomeno dei danni provocati da questa crisi?

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