BANCA MONDIALE: LA MANCANZA D’ACQUA CONTRIBUISCE ALL’AUMENTO DELLE MIGRAZIONI

Diciassette Paesi che ospitano il 25% della popolazione mondiale stanno affrontando stress idrici estremi. La siccità può ridurre la crescita economica di una città fino al 12%. Occorrono politiche idriche intelligenti. L’articolo di Tommaso Tautonico su ASviS.it

Nel mondo ci sono più di un miliardo di migranti e la variabilità delle precipitazioni, causate dai cambiamenti climatici, sarà una delle cause che influiranno maggiormente sulla migrazione. Lo dichiara il rapporto “Ebb and Flow” pubblicato il 23 agosto dalla Banca mondiale, che prevede che nel prossimo futuro le città del mondo dovranno affrontare un numero sempre crescente di eventi legati alla mancanza di acqua. Il report è composto da due volumi: “Water, migration, and development” è dedicato al legame tra acqua, migrazione e sviluppo economico, mentre “Water in the shadow of conflict” affronta le interazioni tra acqua, conflitti armati e dinamiche migratorie in Medio Oriente e Nord Africa, ossia i Paesi Mena.

Mancanza d’acqua. I deficit idrici, evidenzia il Rapporto, sono legati al 10% dell’aumento della migrazione globale e i cambiamenti climatici stanno accelerando la crisi idrica. Gli shock nelle precipitazioni, quando queste sono significativamente al di sopra o al di sotto della media nel lungo periodo per una regione, saranno una forza trainante della migrazione. La variabilità delle precipitazioni colpisce in maniera sproporzionata i Paesi in via di sviluppo, più dipendenti dalla manodopera agricola, e dove i più poveri non hanno i mezzi per migrare, anche quando è l’unica soluzione a disposizione. Queste popolazioni subiscono più volte gli effetti del deficit idrico: mancanza d’acqua, opportunità economiche che svaniscono e mancanza dei mezzi per trasferirsi in luoghi con migliori prospettive.

L’acqua nelle zone di conflitto. Nelle aree colpite da conflitti, come la regione Mena, la situazione è ancora più complessa. È la regione più povera d’acqua del mondo, con oltre il 60% della popolazione che vive in aree con elevato stress idrico, rispetto al 35% a livello globale. In questi Paesi l’acqua è spesso una “vittima” dei conflitti piuttosto che motivo di migrazione. Le infrastrutture idriche sono prese di mira durante le guerre, dal 2011 ci sono stati almeno 180 casi in cui le infrastrutture idriche sono state danneggiate a Gaza, in Yemen, Siria e Libia, lasciando centinaia di migliaia di persone senza accesso all’acqua. In queste regioni, guerra e disoccupazione influiscono maggiormente sulla migrazione rispetto agli eventi legati all’acqua, come la siccità. Con l’intensificarsi degli effetti del cambiamento climatico, sottolinea il Rapporto, questi modelli storici potrebbero non essere più confermati: nelle aree prive di buon governo, i cambiamenti climatici potrebbero esacerbare vulnerabilità e tensioni sulle risorse idriche, creando insicurezza e fragilità.

L’articolo completo sul sito dell’Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile

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