Enti filantropici e imprese sociali: come far incontrare due binari paralleli

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«Perché oggi in Italia – come in Europa – solo l’1% del capitale di cui le imprese sociali hanno bisogno proviene dagli enti filantropici? In teoria, gli enti filantropici dispongono proprio del capitale – flessibile, paziente, solidale – di cui le imprese sociali necessitano», l’intervento segretaria generale di Assifero e vicepresidente di Philea- Philanthropy Europe Association.

Nonostante i promettenti sviluppi della finanza etica e interessanti sperimentazioni anche in Italia, oggi il sistema finanziario risulta profondamente inadeguato alle esigenze specifiche delle imprese sociali: persiste, in tutta Europa, uno squilibrio tra la domanda e l’offerta di finanziamenti, sia in termini di accesso al debito e al capitale, che di tassi di interesse e attese di rendimento realistiche. 

Le imprese sociali che affrontano le grandi cause che ci stanno a cuore – questioni su cui gli Stati e il privato hanno fallito per decenni se non per secoli – e su quelle cause vogliono produrre un cambiamento sistemico, hanno bisogno di un tipo capitale molto specifico: flessibile, svincolato, paziente, solidale e – aggiungo e sottolineo – gentile, a sostegno di organizzazioni e non di attività, di processi e non di progetti.

Sintesi della pubblicazione scientifica a cura di Carola Carazzone, Segretaria Generale di Assifero, all’interno della Rivista Impresa Sociale 1/2024 sul tema della mancata alleanza strategica tra filantropia e imprenditoria sociale: quali sono gli ostacoli e come si possono oltrepassare.