03

ott

LIVIO GARZANTI, UN FILANTROPO FUORI DAL CORO

Eventi dei Soci

Fondazione Ravasi Garzanti organizza un incontro in cui importanti personalità del panorama italiano interverranno per raccontare la figura di Livio Garzanti nel contesto della Milano benefica, che ha visto la sua borghesia più illuminata impegnarsi in importanti iniziative a favore delle in persone difficoltà.

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Domani, a 4 anni dalla scomparsa, verranno rese note le volontà testamentarie dell’editore milanese di Gadda e Pasolini: la super donazione è stata ideata per chi vive una vecchiaia difficile.

Ai vecchi invisibili, inascoltati, cancellati dalla vita e dimenticati, agli anziani soli che non vivono, ma sopravvivono, arriva una dedica speciale su un libro ancora da scrivere, l’ultimo, che un grande editore lascia alla sua città. È un lascito, un’eredità, un progetto al quale è abbinato l’aggettivo «straordinario», che rimanda alla storia di una Milano d’altri tempi, alla solidarietà concreta dei grandi elemosinieri del passato che hanno saputo dare in anticipo sui tempi risposte concrete ai bisogni sociali di una comunità. Si può leggere così la volontà di Livio Garzanti, a quattro anni dalla scomparsa, esplicitata in sede testamentaria al professor Mario Cera: come un richiamo alla solidarietà, al fatto che un uomo da solo non ha alcun significato al di là di etnie e condizioni sociali, perché gli altri sono parte della nostra esistenza, di loro ci dobbiamo occupare e preoccupare soprattutto quando sono schiacciati dalle avversità.

Per dare concretezza a questi pensieri, l’editore di Gadda e Pasolini, il geniale padre padrone dei libri e della mitica Garzantina, caratteraccio capriccioso e beffardo per unanime descrizione, ha messo 90 milioni di euro sul conto corrente di chi si occupa del disagio sociale, attraverso una Fondazione che porta il suo nome e quello della madre. Una cifra imponente, un richiamo forte e convinto alla generosità come antidoto agli egoismi, un messaggio civico e morale sui doveri della società verso i più deboli e più soli. Sono tanti 90 milioni. Fanno parte di un trust istituito nel 2006, chiamato «Societas societatum», ricorda il professor Cera, indicato da Garzanti come futuro presidente ed esecutore testamentario: voleva significare comunità delle comunanze e all’inizio era il modo discreto e disinteressato di aiutare chi si prende cura delle sofferenze. Vidas, Emergency, gruppo Abele, Naga, volontariato attivo e non profit impegnato su vari fronti: il fine vita, l’assistenza medica ai feriti delle guerre, il recupero dei tossicodipendenti, l’aiuto ai cittadini stranieri.

Leggi la notizia direttamente dalla fonte (Il Corriere della Sera)

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Via della Spiga, 30, Milano MI, Italia

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